Da qualche giorno i 12 scalatori sono rientrati in Italia pronti a svuotare la loro valigia dei ricordi e raccontarci.
Oggi iniziamo con il racconto di uno di loro.

“Non è semplice riassumere in poche righe la mia esperienza in Tanzania.
Mille volti che ti lasciano il segno, ambienti diversi e tutti estremamente ricchi di bellezza ed energia, colori e profumi di una terra che entusiasma anima e corpo. Potrei riassumere questo viaggio in un’unica parola: Africa. Sì, Africa. Perché al suo interno racchiude un’infinità di emozioni che non è facile esprimere a parole. Potrei raccontare di Dar es Salaam e del suo mare, di Bagamoyo dove partiva la tratta est degli schiavi verso l’Arabia, di Dodoma la capitale, di Chikopelo, Chidachi, Chibelela, e dei tanti progetti di associazioni, ordini religiosi e benefattori quali scuole, dispensari, orfanotrofi, chiese, ospedali e laboratori di arti e mestieri. Potrei parlare della ricchezza della flora e fauna del Parco Naturale dello Ngorongoro, della povertà nelle saline della Rift Valley e naturalmente dell’Olimpo africano, l’imponente e sacro monumento naturale quale è il Kilimanjaro e di quali fatiche comporta l’arrivare in cima, di come un piccolo gruppo di amici ha fatto miracoli sostenendosi a vicenda per un fine comune e onorevole. Molte cose potrei dirvi ma nessuna di queste riuscirebbero ad esprimere a pieno i miei reali sentimenti verso un posto magico ed eterno.
L’Africa non va semplicemente raccontata, va visitata, vissuta ed amata. Non ci sono altri mezzi termini. È questo l’augurio più grande che mi sento di lasciare a chiunque mi chieda di questo viaggio.”

Antonio Siani