È difficile scegliere, ma uno dei momenti migliori e, allo stesso tempo, provanti è stato il tempo del viaggio. Kilometri su kilometri macinati in una sola giornata offrono una finestra da cui posso osservare e riflettere. Strade lunghe, dritte, infinite, strade asfaltate, strade sterrate, “tuta” ovunque.
Lividi, cadute dal seggiolino, frenate a secco e auto che si spengono con la necessità di spingerle tutti insieme per farle ripartire. Ma anche strade che uniscono più punti lontanissimi di un solo paese. Strade che comunicano tra di loro e permettono di poter raggiungere la destinazione. Strade tutte diverse, che mi permettono, ogni volta che le percorriamo, di fare mio ciò che vedo. Vedo volti di donne, uomini, bambini che salutano, baracche, cattedrali, case, negozi e ancora divani e cancelli sul ciglio della strada, traffico incredibile, moto stracariche di tutto ciò che serve, sento clacson ovunque anche solo per dire “ciao”, vedo una realtà estremamente diversa dalla mia, ma
non per questo meno comprensibile. Vedo panorami del tutto nuovi per me, savana, baobab, terra rossa e terra bianca, montagne, campi, bananeti, e coltivazioni di caffè. E i miei occhi scattano foto a raffica.
Con il progetto KiliMaji ci siamo impegnati in prima persona davanti agli abitanti di Chibelela e niente mi ha mai dato così tanto onore e onere allo stesso tempo. La strada percorsa fin qui non è che l’inizio, ma so che, anche se la quotidianità separerà la strada mia e dei miei compagni, ce ne saranno altre che ci ricondurranno insieme per un unico obiettivo.

Giulia Neri